Recensione Operazione U.n.c.l.e.

Recensione Operazione U.n.c.l.e.

È uscita nelle sale il 2 settembre una nuova spy story, Operazione U.n.c.l.e. del regista Guy Ritchie, adattamento cinematografico di Organizzazione U.N.C.L.E., serie tv anni sessanta che seguiva le avventure degli agenti segreti Napoleon Solo, americano, e Illya Kuryakin, russo.

U.n.c.l.e. (United Network Command for Law and Enforcement) è un’agenzia investigativa collegata alla CIA con il compito di perseguire la delinquenza mondiale. Punte di diamante sono sempre Solo e Kuryakin (gli attori Henry Cavill e Armie Hammer), gli unici protagonisti, insieme al loro capo Waverly, rimasti dalla serie televisiva ma collocati ora in un periodo precedente a quello dei telefilm. Troviamo infatti i personaggi nel 1963, nel pieno della Guerra Fredda, prima della formazione della famosa squadra.
Napoleon Solo, distaccato agente CIA ed ex-ladro professionista, si trova infatti in missione oltre la Cortina di Ferro e fugge da Berlino Est con la giovane Gaby Teller, figlia di uno scienziato nazista divenuto collaboratore degli Stati Uniti, lasciandosi dietro Illya Kuryakin, agente KGB pieno di rabbia pronta ad esplodere. Solo e Kuryakin sono però poi costretti dai loro capi a mettere da parte la loro inimicizia e a collaborare per impedire che un’organizzazione criminale italiana costringa il padre di Gaby a costruire un’arma nucleare. Un’arma che comprometterebbe ovviamente gli equilibri mondiali: Washington e Mosca si uniscono e, per salvare l’umanità, mettono in campo i loro 007 migliori. A fare da esca proprio la giovane Teller.

Operazione U.n.c.l.e. gioca sui vecchi canoni dei film di spionaggio: eleganza, suspense, umorismo, classe, lusso, un filo di erotismo. Il triangolo amoroso si mischia all’azione, la rivalità diventa amicizia, la contrapposizione tra America e Russia viene tratteggiata con ironia. In alcuni momenti potrebbe addirittura passare per una parodia perché Ritchie smitizza molti incidenti della guerra fredda, ma il regista riesce comunque a dosare lo humour. E i conflitti gli servono principalmente a rendere movimentata la storia di un’amicizia in divenire.

About Silvia Rotino

Nata a Novara, laureata in Lingue. Appassionata di viaggi, fotografia, mass media, economia, è articolista per diverse testate giornalistiche online.

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